L’I-dea-sbendata senza veli

Impariamo a conoscere l’I-dea sbendata, protagonista di questo spazio.

Chi sei?

Sono quella che vedi nella meravigliosa immagine di Andrea Pecchia.

Cosa vuoi essere?

Flusso di coscienza! È un termine che mi rimbomba nella testa e penso a Proust. Anche se in verità è stato ampliamente accostato a Joyce, allo scrittore francese e tanti altri, ma poco importa. Il flusso lo uso e copio, perché il suo declino non è evidentemente ancora previsto. Lo lego alla lettura di “Alla ricerca del tempo perduto” e penso che ancora oggi è uno stile che funziona alla grande. E non crea intellettualismi, ma regala sensazioni. Per questo Proust è uno scrittore destinato a non tramontare, nonostante siano passati quasi cento anni dalla sua dipartita.

Qual è il tuo scopo?

Ho come mood quello di attivare il flusso di coscienza e come focus l’intuizione. Ma cercherò di essere più incisiva e meno dispersiva. Mi chiedo: nell’era della sovrapproduzione di informazioni, del controllo assoluto dei metadati, del continuo superamento di limiti, delle possibilità spaventose dell’intelligenza artificiali, del continuo tentativo di appiattire la consapevolezza dell’individuo e di conseguenza della massa composta da tanti io soggettivi, cosa ci salverà?

Salvare da cosa?

Insomma in un’epoca in cui la vita ci fa da specchio deformante della nostra in-coscienza e ci specchia schermati e scherniti in schermi grandi e piccoli, in smartphone, in monitor, in tv, in cinema, cosa possiamo fare per salvaguardare l’io soggettivo? Ora, mi viene da partire a razzo e aprire diversi file cerebrali e attuare una serie di connessioni, sinapsi logiche e intuitive senza freni. Ma mi fermo subito, per rispetto di chiunque abbia intenzione di leggere. E soprattutto per non apparire pesante. In realtà sono emozionata dal fatto che per una volta parlo da sbendata, che non sono più cieca, che sono di tutti e che ho una gran voglia di accorgermi di  tutto quello che mi capita intorno.

Cosa intendi per io soggettivo?

Hai ragione. Forse è il caso che lo spieghi. Possibilmente nel modo più semplice possibile. L’io soggettivo per me è la capacità di provare qualcosa sulla propria pelle, con i propri brividi. Qualcosa che può sicuramente essere consigliato, ma non sostituito. Un tramonto e il tepore del sole possono essere ben raccontati, ma l’io soggettivo solamente potrà provarli nella mente, sulla pelle e sul proprio corpo/anima.

Possono la cultura e l’arte fornire un determinante LA su cui accordare il sentire degli individui?

Secondo me si. Credo sia possibile renderlo, insieme a quello degli altri, naturale sinfonia.

Il mio obiettivo è la condivisione dei LA. Poi ognuno può aggiungere o meno i propri Do Re Mi Fa Sol Si.

Come?

Saranno proposti flussi di coscienza individuali, dei LA, informazioni in buona fede e soprattutto testimonianze. Saranno ospitate opinioni, articoli, editoriali, spunti, spigolature, critiche costruttive, comunicati e anche, con grande rispetto, cerco il cazzeggio puro.

Cioè?

Il dire e il fare come mi viene naturale. Se mi dite che se bendata sono cieca, mica mi offendo. Magari rispondo che in primis mi sono sbendata e in secundis non sono io cieca, ma è sfigato chi me lo dice.

Ma che sei rosicona?

Boh un po’ forse si, per questo tendo a far parlare gli altri e a fare domande.

Come fai parlare gli altri?

Attraverso tante e particolari interviste. Anch’esse fatte a flusso di coscienza per favorire il dialogo, il colloquio e la partecipazione con chi ritengo abbia molto da dire, dare e condividere. Un’apertura spontanea in autenticità!

Cosa vuoi evitare?

In questo spazio si cercherà in ogni modo di evitare tutto ciò che può risultare affettato. L’intento non è solo quello di rendere l’idea vivida, la fortuna vedente, la dea sbendata, ma anche quella di provare, ognuno individualmente, di togliersi l’affettato da davanti agli occhi. Lasciatemi passare questa cazzata, come vedi non riesco a farne a meno…

Tutto ciò per ribadire che non sarà l’intellettualismo il motore di tutto, ma l’ascolto. Quello sensoriale, epidermico, vibrazionale.

A cosa credi?

Non ci sono credenze, ma solo davanzali sui quali appoggiarsi e godersi il paesaggio e il passaggio del mondo. Leggerezza nel dire e profondità di campo nel vedere. In poche parole, empatia. Ecco l’aria che si intende respirare. Cercando sempre l’ironia come mezzo supremo per accelerare lo scambio. Il sorriso è sempre la minore distanza fra esseri umani. Accorgersi, intuire, cogliere, agire e…sdrammatizzare. Ridere anche di se stessi, che poi è un po’ come un amplesso solitario. Il gioco vero di una vita che va giocata, non per diventare buoni o bravi, onanisti innamorati di sé, per carità. Ma magari per trasformarsi in idioti, come l’idiota di Dostoevskij, capace di regalare coscienza e flusso di benessere agli altri, perché quella era la frequenza su cui era perennemente sintonizzato. Perché anche lui come un povero Cristo era sintonizzato sulla ricerca costante e ineludibile dell’unica cosa che salva la vita e il piacere di scorrere con lei: la bellezza.

A cosa serve la bellezza?

Se è vero ciò che Dostoevskij ripete convinto, cioè che la bellezza salverà il mondo è anche vero che il mondo deve salvare la bellezza. Rimbocchiamoci le maniche. Il teatro, la scrittura, la musica, l’arte, la cultura, lo sport, sono i campi di esplorazione. Il gioco, l’attenzione e il sorriso sono i mezzi che accompagnano la ricerca dell’idea, sbendata…quella che butta gli occhi sulla bellezza!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...